MATERNITÀ SURROGATA E RICONOSCIMENTO DEI FIGLI DI FAMIGLIE OMOPARENTALI

La scorsa settimana, in seguito alle dichiarazioni del ministro per la famiglia e le disabilità dell’attuale governo Conte, si è aperto un nuovo capitolo del dibattito sulla maternità surrogata in Italia. Il ministro Lorenzo Fontana, nel corso di un’audizione alla Camera sulle linee guida del suo dicastero, ha dichiarato quanto segue: “Il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bambini concepiti all’estero da coppie dello stesso sesso, tramite pratiche vietate come la maternità surrogata o l’eterologa, non consentita a coppie omosessuali. Una visione che tradisce un’impostazione adultocentrica, in conflitto con l’interesse superiore del bambino. Va fatto rispettare il divieto, evitando che il ricorso di queste pratiche all’estero si traduca in un aggiramento del divieto in Italia”.

Si riapre il dibattito sulla gestazione per altri in Italia

A rincarare la dose ci ha pensato subito il ministro degli interni, Matteo Salvini, il quale da parte sua ha dichiarato: “Fino a quando io sarò ministro gameti in vendita ed utero in affitto non esisteranno come pratica, sono reati. Difenderemo in ogni sede immaginabile il diritto del bambino di avere una mamma ed un papà”.

Aldilà dei toni non certo concilianti quanto invece tipicamente propagandistici degli esponenti della Lega, nulla cambia sostanzialmente nel panorama della gestazione per altri in Italia, se non il fatto, positivo a parere di chi scrive, che per un attimo si sia riaperto il dibattito su un tema che non può e non potrà essere ignorato a lungo dal legislatore italiano (così come da molti altri).

Le provocazioni propagandistiche e identitarie dei ministri leghisti hanno infatti generato reazioni diverse sia da parte di esponenti dello stesso governo e delle istituzioni locali, sia da parte di esponenti della società civile.

Per quanto riguarda l’esecutivo, la prima replica è arrivata da Vincenzo Spadafora (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del M5S), il quale ha dichiarato: Su questi temi è necessario andare al di là delle battaglie identitarie perchè tutto questo incide realmente nella nostra società e coinvolge i più indifesi, i bambini. Non esistono infatti, bambini di serie A o di serie B, tutti devono essere tutelati. Per questo la Corte Costituzionale, con la sentenza 162 del 2014, ha superato il principio espresso dalla legge 40 del 2004, per il quale vi doveva essere coincidenza fra genitorialità biologica e genitorialità sociale. Secondo la Corte Costizionale infatti, questo principio è illegittimo sul piano costituzionale e non costituisce un bene giuridico meritevole di protezione”. Spadafora ha quindi invitato Fontana “a fermare la propaganda ed aprire un dialogo culturalmente serio, di riflessione e di discussione, per evitare che il nostro Paese torni 10 anni indietro, contravvenendo anche alle indicazioni della Corte Costituzionale”.

Oltre a Spadafora, a gettare letteralmente acqua sul fuoco dalle fila del governo si è levato il vicepremier Luigi Di Maio, il quale ha precisato che poiché sulle questioni relative ai diritti civili non vi è accordo fra le due anime del governo (M5S e Lega), le stesse non sono state incluse nel programma di governo e pertanto non saranno oggetto dell’azione dello stesso. Di Maio ha inoltre aggiunto che:

“Il ministro Fontana ha espresso la sua opinione ma un ministro che dice che in Italia è illegale l’utero in affitto dice la verità. Per quanto riguarda i bambini l’obiettivo è tutelarli, ma in questa legislatura non ci occuperemo di questa materia e non legifereremo”.

Diritto delle coppie omogenitoriali

Diverse le reazioni anche da parte dei sindaci con Chiara Appendino in prima linea. La sindaca di Torino rivendica con orgoglio il primato del proprio comune, il primo in Italia:

“a consentire alle coppie omogenitoriali di veder riconosciuto il diritto ai loro figli di avere entrambi i genitori”.

Nel dar voce a tutta la categoria, anche il presidente dell’Anci Antonio Decaro (sindaco di Bari) manifesta un chiaro sostegno alla collega sindaca di Torino:

“Diciamo no a bambini di serie B. Diritti e tutele sono obbligo dello Stato. Fontana dimentica che si sta parlando della vita delle persone e della vita dei bambini che vivono nel nostro Paese. Ha ragione quando dice che il nostro ordinamento vieta questa pratica ma questo non è un vanto, anzi: da tempo noi sindaci denunciamo la situazione di vuoto normativo che rischia di danneggiare i cittadini dei quali per primi noi, rappresentanti delle istituzioni, dovremmo prenderci cura. Ci siamo fatti carico noi di questa richiesta perché noi sindaci siamo abituati a non voltare lo sguardo dall’altra parte, per noi, i cittadini sono tutti uguali e i bambini meritano il nostro coraggio di saper andare oltre. Anche se questo vuol dire mettere in discussione l’ordinamento vigente”.

Diverse le repliche a Salvini e Fontana anche dalle organizzazioni espressione della società civile direttamente interessate. Le Famiglie Arcobaleno, tramite la propria presidentessa Marilena Grassadonia esprimono il proprio sgomento per delle dichiarazioni che ritengono “piene di pregiudizi, ideologie e convinzioni personali”. Anche Nichi Vendola, padre di due bambini insieme al suo compagno proprio grazie alla maternità surrogata condanna le parole del ministro leghista: “Le parole di Fontana sono frutto di ignoranza e di intolleranza. Purtroppo per lui, nessuno potrà cancellare le nostre famiglie e i nostri figli”.

Gestazione per altri in Italia: il riconoscimento dei bambini ad oggi

In definitiva come si diceva al principio di questo articolo, il vero effetto, peraltro in qualche modo positivo, generato dalle dichiarazioni dei ministri leghisti è quello di aver riacceso il dibattito sul tema. In termini pratici infatti non cambia nulla, le coppie omosessuali possono “stare tranquille”, poiché se è vero che ad oggi manca ancora un riconoscimento legislativo esplicito dei loro diritti in questo ambito e di quelli dei neonati, è pur vero che la realtà giuridica si compone nel suo complesso anche delle decisioni giudiziarie e delle pratiche amministrative.

Ad oggi sono proprio la giurisprudenza e l’operato dei comuni a garantire una soluzione di fatto che riconosce la paternità delle coppie omoparentali e tutela i diritti dei bambini. L’auspicio è che un giorno anche il potere legislativo arrivi a riconoscere i cambiamenti in corso nella società civile, ma nel frattempo quantomeno – come ha affermato Di Maio – è da escludere un passo indietro. Va da sé poi che gli stessi principi si applicano anche nei casi di coppie eteroparentali, per le quali la situazione non cambia, ed anzi tutte le dichiarazioni di questi giorni, indipendentemente dallo schieramento, ne hanno se possibile “sdoganato” la posizione. Nessuno infatti ha messo in discussione o anche solo citato il riconoscimento di bambini nati tramite gap all’estero nel caso di coppie eterosessuali.

A conclusione citiamo le dichiarazioni della Senatrice dem Monica Cirinnà in risposta a Fontana e Salvini, poiché rappresentano una descrizione concisa ma anche esauriente e chiara della realtà odierna: “Salvini sa benissimo che il governo non può intervenire, tramite i prefetti, sugli atti dello stato civile. Ciò che Salvini e Fontana si ostinano ad ignorare è che la giurisprudenza ha già riconosciuto la piena legittimità degli atti di nascita con due padri e due madri, e che l’interesse del minore prevale sulla legittimità delle tecniche con cui è venuto al mondo”. Quindi, concludi Cirinnà, “al netto della propaganda in Italia non è cambiato nulla e i tribunali continueranno, come è giusto che sia, a riconoscere la genitorialità a coppie dello stesso sesso”.

Con questo contenuto ci auguriamo di aver contribuito a fare chiarezza sull’attuale situazione in Italia per quanto riguarda la maternità surrogata in generale e le coppie di genitori omosessuali ed aspiranti tali.

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